Recesso dell’assicurato dai contratti assicurativi poliennali

Recesso dell’assicurato dai contratti assicurativi poliennali

L’art. 1899 c.c. nella sua recente veste normativa (così come modificato dall’art. 21, comma 3, della L. 23 Luglio 2009, n. 99) ha nuovamente concesso alle Compagnie la possibilità di stipulare contratti assicurativi poliennali (diverse dall’RCA), ma solo a determinate condizioni.

EVOLUZIONE NORMATIVA DELL’ART. 1899 C.C.

Per comprendere il travagliato excursus normativo che ha determinato nuovamente la modifica dell’art. 1899 c.c. [1], è necessario tracciare una mappa cronologica individuando i punti salienti che hanno portato all’attuale modifica della normativa inerente il recesso dei contratti assicurativi poliennali. 

1. Contratti assicurativi poliennali stipulati in data antecedente il 03/04/2007

Questa categoria di polizze oggi non esiste più.

Per i rapporti ancora pendenti,  il recesso può essere esercitato annualmente, solo se sono decorsi almeno 3 anni dalla loro stipula e con un preavviso di 60 gg rispetto alla scadenza di ogni annualità.

Altrimenti, possono essere disdettati  per la loro naturale scadenza se vi è tacito rinnovo.

2. Contratti poliennali stipulati tra il 3 APRILE 2007 e il 14 AGOSTO 2009

I contratti pluriennali  emessi dal giorno 3 aprile 2007  e fino al 14 agosto 2009 sono disdettabili annualmente con preavviso di 60 gg.

3. Contratti stipulati dal 15 AGOSTO 2009 in poi

Oggi, l’assicuratore può proporre coperture poliennali, a fronte di una riduzione del premio per il contraente.

Tuttavia, in questo caso, viene meno la possibilità di recedere annualmente dal contratto.

Il recesso sarà possibile soltanto trascorso il quinto anno di copertura.

Dal 15 Agosto 2009, quindi, l’assicuratore potrà proporre un contratto di assicurazione con durata superiore all’anno, anche di 10 anni, ma dovrà concedere uno sconto sulla tariffa.

L’obbligo relativo al pagamento del premio sussisterà per 5 anni e dagli anni successivi sarà possibile recedere con 60 giorni di preavviso.

Se l’Assicuratore non esplicita o non applica lo sconto sulla tariffa, il contraente ha diritto di recesso ad ogni annualità, fermo restando il preavviso dei 60 giorni.

Quest’ultima modifica ha praticamente reintrodotto la poliennalità nei contratti di assicurazione, con l’unica differenza rispetto al passato del limite dei 5 anni stabiliti per l’obbligatorietà del pagamento del premio.

CONCLUSIONI

L’art 21 della legge 99/2009 – che ha disposto la modifica dell’art.1899 c.c. – ha nuovamente permesso alle Compagnie la possibilità di stipulare  polizze poliennali ma solo a determinate condizioni:

a) Contratti la cui durata è inferiore o pari a cinque anni: lo sconto dev’essere esplicitato rispetto alla tariffa praticata in via ordinaria e non possono essere mai disdettati, ma occorre attendere la loro naturale scadenza, fermo restando l’obbligo di 60 gg di preavviso in caso di tacito rinnovo;

b) Contratti di durata superiore a cinque anni, con esplicitazione dello sconto: il recesso può essere esercitato solo se sono trascorsi cinque anni, con preavviso di 6o gg,  con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso può essere esercitata.


 [1] Art. 1899 c.c. – Durata dell’assicurazione: 
 
L’assicurazione ha effetto dalle ore 24:00 del giorno della conclusione del contratto alle ore 24:00 dell’ultimo giorno della durata stabilita nel contratto stesso.
 
L’assicuratore, in alternativa, ad una copertura di durata annuale , può proporre una copertura di durata poliennale a fronte di una riduzione del premio rispetto a quello previsto per la stessa copertura dal contratto annuale.
 
In questo caso, se il contratto supera i 5 anni, l’assicurato, trascorso il quinquennio, ha facoltà di recedere dal contratto con preavviso di 60 gg e con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso è stata esercitata.
 
Autore articolo
Paolo Pastore

Nell'ambito della mia professione svolgo l'attività di intermediario e consulente assicurativo e colloco i prodotti assicurativi del ramo danni e del ramo vita per primarie Compagnie assicurative, anche in regime di brokeraggio assicurativo. Offro la mia consulenza presso il mio ufficio durante gli orari di lavoro e previo appuntamento (Lunedì-Martedì-Mercoledì-Giovedì-Venerdì: 09.00 - 19.30 / Sabato: 09.00 - 13.00 / Domenica: CHIUSO). Fornisco adeguato servizio di consulenza anche presso i miei clienti

12 commenti

  1. Buongiorno, vorrei chiedere un chiarimento in merito alla questione. Nel caso di contratto Rami elementari emesso dopo l’entrata in vigore della legge del 2009 e che ha subito una successiva sostituzione nella quale troviamo sia l’indicazione della sostituita che dello sconto applicato per polizza poliennale (durata 6 anni), è possibile disdire il contratto solo a scadenza oppure ad ogni scadenza annuale con preavviso di 60 giorni? Grazie

    • Buongiorno,

      Come precisato nell’articolo, l’art 21 della legge 99/2009 – che ha disposto la modifica dell’art.1899 c.c. – ha nuovamente permesso alle Compagnie la possibilità di stipulare polizze poliennali ma solo a determinate condizioni:

      >>>> Contratti di durata superiore a cinque anni, con esplicitazione dello sconto: il recesso può essere esercitato solo se sono trascorsi cinque anni, con preavviso di sessanta giorni, con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso può essere esercitata.

      Pertanto, Nel caso di specie e considerando la Vostra casistica, si può esercitare il diritto di recesso dandone comunicazione almeno sessanta giorni prima (60 gg) dell’annualità nel corso della quale può essere esercitato tale diritto.

      N.B.

      Devono, quindi, trascorrere almeno cinque anni (5ANNI), prima di poter esercitare il diritto di recesso.

  2. Buonasera, per una polizza vita facoltativa stipulata con la banca, fatta durante la richiesta di un finanziamento o un mutuo, dove non c’è nessuna voce di sconto applicato, è possibile disdire dopo i termini di diritto di recesso?

    • Buonasera Mirko,

      In primo luogo, bisogna comprendere che tipologia di prodotto assicurativo “facoltativo” ti ha prospettato la banca o una società finanziaria, a fronte dell’erogazione del mutuo o finanziamento.

      Partiamo subito dicendo che, ad oggi, è prevista l’obbligatorietà di stipulare solo la polizza contro incendio e scoppio, a protezione diretta dell’immobile posto a garanzia del mutuo.

      L’obiettivo perseguito dalla polizza incendio e scoppio, pertanto, è quello di tutelare l’assicurato da eventi legati all’abitazione, andando a coprire le spese di riscostruzione dell’immobile danneggiato.

      In genere, l’assicurazione incendio e scoppio viene emessa dall’istituto bancario che concede il finanziamento, tramite una compagnia assicurativa convenzionata, ma è sempre possibile rivolgersi ad un’altra compagnia in presenza di condizioni migliori (!!!!).

      Detto ciò, al di là di questo obbligo posto a carico del consumatore, può accadere che l’ente bancario chieda al cliente di fornire una garanzia aggiuntiva.

      Nella prassi esiste una particolare categoria di polizze assicurative connesse ai mutui ed ai finanziamenti c.d. PPI – Payment Protection Insurance.

      Possiamo far rientrare in questa macro-categoria le seguenti copeture assicurative:

      > Polizza caso morte (c.d. Temporanee Caso Morte);

      > Polizza per il caso di malattia o infortunio;

      > Polizza per la perdita di impiego;

      Queste tipologie di polizze, hanno lo scopo di fornire al consumatore (contraente/assicurato), una copertura assicurativa, per l’eventualità che non sia in grado di restituire il mutuo/finanziamento.

      Per intenderci, qualora l’assicurato sia colpito da eventi personali sfavorevoli (morte, invalidità permanente, infortunio, malattia, perdita di impiego), che limitano la sua capacità di rimborsare il finanziamento, la Compagnia interviene e, grazie alla sottoscrizione di queste polizze, quest’ultima provvede ad estinguere, interamente o almento in parte, il debito che l’assicurato ha contratto con la banca o con la società finanziaria, evitando al beneficiario (es. coniuge del mutuatario) spiacevoli conseguenze dal punto di vista patrimoniale.

      Generalmente i contratti assicurativi più diffusi connessi con i mutui ed i finanziamenti sono le assicurazioni Temporanee Caso Morte (c.d. TCM).

      La finalità delle temporanee caso morte è quella di garantire al beneficiario di polizza, che può essere l’istituto bancario (vincolatario) o un familiare del contraente/assicurato, un capitale necessario per estiguere le rate di mutuo, secondo il piano di ammortamento sottoscritto dal titolare prima del suo decesso.

      Non trattandosi di una polizza sottoscritta per finalità di risparmio, ma assicurando il puro rischio di morte, se al termine del contratto non si è verificato il decesso dell’assicurato, i premi corrisposti resteranno acquisiti dalla Compagnia.

      Le TCM sono sottoposte agli stessi obblighi normativi a cui sono sottoposti altre forme contrattuali:

      > REVOCA DELLA PROPOSTA: il contraente può revocare la porposta di assicurazione prima della conclusione del contratto, ai sensi dell’art. 176 del d.lgs 209/2005

      > DIRITTO DI RECESSO: il contraente ha diritto di recedere dal contratto entro 30 gg dalla data di conclusione dello stesso.

      Entro 30 gg dal ricevimento della comunicazione del recesso, la Compagnia è tenuta a rimborsare al contraente, il premio da questi eventualemente corrisposto al netto della parte realtiva al periodo per il quale il contratto ha avuto effetto.

      Tuttavia, essendo un contratto riconducibile nell’ambito della sfera di pertinenza delle polizze vita, NON E’ SOTTOPOSTO alle regole sulla poliennalità delle polizze assicurative , previste, invece, per le polizze facenti parte del ramo danni (si veda al riguardo co. 3, art. 1899 codice civile).

      Difatti, la modalità prescelta per il versamento del premio assicurativo nelle polizze temporanee caso morte può comportare diverse conseguenze:

      1) PREMIO ANNUO (anche frazionato semestralmente, trimestralmente, mensilmente): il contraente ha facoltà di risolvere il contratto sospendendo il pagamento dei premi, con conseguente scioglimento del contratto stesso (N.B. in questo caso, i premi versati verrranno incamerati dalla Compagnia).

      Si verifica sostanzialmente la risoluzione del contratto per sospensione del pagamento dei premi .

      2) PREMIO UNICO ANTICIPATO: Un discorso a parte merita il perfezionamento della TCM con versamento del premio in un’unica soluzione.

      Le polizze vita, infatti, vengono solitamente perfezionate per una durata pari a quella del mutuo e, la modalità di versamento del premio prescelta può essere annuale, o il più delle volte, il premio viene corrisposto in un’unica soluzione.

      In questo caso, l’IVASS (Istituto per la vigilanza delle assicurazioni), ha stabilito l’obbligatorietà a carico delle imprese ass.ve di restituire la parte del premio non goduto, nel caso di in cui il mutuo o finanziamento venga estinto o si effettui la portabilità presso un altro istituto di credito (art. 49, Regolamento n. 35/2010 ISVAP).

      Tali disposizione normative sono state introdotte, in particolare, per fornire maggiore chiarezza, anche in merito al problema relativo alla portabilità del mutuo o del finanziamento.

      In alcuni casi, infatti, la nuova banca non riconosceva la vecchia polizza e ne richiedeva un’altra stipulata con una Compagnia convenzionata.

      In questa casisitica (ostacoli alla portabilità), se il contraente sceglie la portabilità del mutuo o del finanziamento e, non vuole stipulare un’altra polizza ass.va con un’altra Compagnia, può portare a scadenza il contratto già stipulato, di conseguenza l’impresa assicurativa (del contratto in essere) deve semplicemente cambiare il beneficiario (la nuova banca) su richiesta del contrente.

      __________

      Mi sono soffermato sulla polizza incendio (obbligatoria) e, in particolare, sulla polizza vita connessa ai mutui e finanziamenti, dato che si tratta delle forme più diffuse e più richieste dalle banche e società finanziarie.

      Queste polizze, oltre a rappresentare una valida garanzia, costituiscono per le banche e le società finanziarie un’importante fonte di business, poichè su tali contratti assicurativi, le banche guadagnano in genere delle provvigioni molto elevate, di cui molto spesso il mutuatario non è a conoscenza.

      Sul punto, infatti, è intervenuta in più riprese, l’Istituto della vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), per arginare le pratiche commerciali scorrette poste in essere dalle banche.

      Di seguito elencherò gli interventi più salienti:

      1) E’ considerata scorretta la pratica commerciale di una banca, di un istituto di credito o di un intermediario finanziario che, ai fini della stipula di un contratto di mutuo, obbliga il cliente alla sottoscrizione di una polizza assicurativa erogata con la medesima banca, istituto o intermediario (Art. 36-bis del decreto legge 6 dicembre 2011 n. 201 Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici);

      2) il consumatore è libero di accettare o di rifiutare, rivolgendosi anche ad una banca diversa;

      3) Nel caso in cui la banca o un altro intermediario finanziario, richiedano la garanzia facoltativa da abbinare al mutuo, quest’ultime:

      > hanno l’obbligo di sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi non riconducibili alle banche e agli intermediari finanziaria, riconoscendo al cliente la possibilità di ricercare sul mercato una polizza vita più conveniente che l’ente deve accettare senza variare le condizioni per l’erogazione del mutuo o del credito al consumo (Regolamento ISVAP n. 40 del 03/05/2012);

      > hanno il divieto di assumere contemporaneamente la qualifica di beneficiario e vincolatario delle prestazioni assicurative e quella di intermediario del contratto: in questo caso, se le banche dovessero essere intermediarie delle polizze, il mutuatario o i suo eredi dovranno essere i beneficiari, altrimenti il mutuatario sarà libero di scegliere la Compagnia ass.va e la banca non potrà opporsi.

      ____________________

      IN CONCLUSIONE:

      Ho cercato di delineare un quadro generale della materia relativa alle polizze conesse ai mutui e ai finanziamenti.

      Si tratta di un argomento complesso e non di immediata comprensione.

      Come anticipato in partenza, è necessario comprendere, in primis, che tipologia di polizza la banca o la società finanziaria Le ha offerto in sottoscrizione, a fronte dell’erogazione del mutuo/finanziamento.

      Bisogna comprendere se trattasi di una polizza vita (c.d. TCM a capitale decrescente), oppure, un’altra tipologia contrattuale nei confronti dei quali potrebbe trovare applicazione la regola sulla durata poliennale prevista dall’art. 1899 del codice civile (es. polizza infortuni o malattia e perdita di impiego).

      Per dipanare ogni dubbio, e prima di apporre la firma su qualsiasi proposta contrattuale, si ricordi che le banche o l’intermediario finanziario che condizionino l’erogazione del mutuo o del credito alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita hanno precisi obblighi da rispettare, stabiliti dalla legge, a tutela dei consumatori.

      Al riguardo, le banche e gli intermediari preposti alla sottoscrizioni di polizze connesse al mutuo sono tenute a mettere il consumatore, nelle condizioni di conoscere attentamente le caratteristiche contrattuali del prodotto che, quest’ultimo, andrà a sottoscrivere (es. FASCICOLO INFORMATIVO, NOTA INFORMATIVA E CONDIZIONI CONTRATTUALI).

      Un altro fattore molto importante da considerare, ultimo non per oridne di importanza, è l’adeguatezza del contratto alle reali esigenze del consumatore.

      Concludendo, le banche e società finanziarie sono obbligate, per legge, a fornire al consumatore ogni informazione necessaria per garantire una scelta libera e consapevole, in merito alla prospettazione di una copertura facoltativa connessa all’erogazione del mutuo/finanziamento.

      Ad ogni modo, è sempre buona norma leggere attentamente il Fascicolo informativo che l’intermediario è tenuto a consegnarti, prima della sottoscrizione della proposta, e che le imprese devono pubblicare nel loro sito internet per tutta la durata dei contratti.

      Si ricordi, inoltre, che è un suo diritto chiedere all’intermediario qualsiasi chiarimento e che questi è tenuto a fornire risposte chiare ed esaurienti, anche in forma scritta.

      Per la comprensione di argomenti di carattere assicurativo/normativo Le consiglia di rivolgersi ad un consulente ass.vo o avvocato di fiducia.

  3. Buongiorno, ho appena sottoscritto una polizza per 20 anni per una surroga+liquidità che copre morte/invalidita permanente/inabilità temporanea, dove non c’è nessuna voce di sconto applicato. è possibile disdire entro 60 giorni dalla stipula in questo caso?

    • Buonasera Valeria,

      Per poter rispondere correttamente alla domanda formulata sarebbe necessario analizzare attentamente le condizioni contrattuali che disciplinano l’erogazione delle prestazioni assicurative previste dalla polizza offerta dall’istituto bancario, in abbinamento alla procedura di surroga del mutuo.

      Prescindendo da questo aspetto, a seguito di numerose segnalazioni pervenute all’IVASS (Istituto di vigilanza delle assicurazioni privati), da parte dei consumatori, in merito al problema da Lei esposto (spesso non viene riportato in polizza la misura dello sconto, nè evidenziata la circostanza che, beneficiando dello sconto, il contraente non il diritto di recesso per i primi 5 anni ), è opportuno menzionare un’importante circolare emanata dall’IVASS del 05/11/2013 che ha stabilto il seguente principio:

      “Nel rispetto dei principi di correttezza e trasparenza sanciti, nelle relazioni con i contraenti e gli assicurati, dall’art. 183 del Codice delle Assicurazioni, d’ora in poi, le imprese di assicurazione dovranno indicare nella polizza, in modo chiaro, la misura dello sconto applicato, con l’avvertenza per il consumatore che, avendo beneficiato dello sconto, non può recedere dal contratto per i primi cinque anni”.

      IN CONCLUSIONE: Sulla scorta di quanto enunciato, è fatto preciso obbligo per le Compagnie assicurative di indicare con chiarezza e trasparenza, la percentuale di sconto applicato a fronte dell’impegno del contraente, di vincolarsi alla Compagnia per i prossimi 5 anni.

      Per ragioni di maggior chiarezza si rammenta che:

      a) per i contratti la cui durata è inferiore o pari a cinque anni: lo sconto deve essere esplicitato rispetto alla tariffa praticata in via ordinaria e non possono essere mai disdettati, ma occorre attendere la loro naturale scadenza, fermo restando l’obbligo di giorni 60 di preavviso in caso di tacito rinnovo;

      b) per i contratti di durata superiore a cinque anni, con esplicitazione dello sconto: il recesso può essere esercitato solo se sono trascorsi cinque anni, con preavviso di sessanta giorni, con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso può essere esercitata.

      Qualora tale obbligo a carico della Compagnia ass.va emittente non fosse rispettato (esplicitazione dello sconto), si consiglia di inviare un reclamo all’ufficio reclami dell’impresa, che dovrà risponderLe entro 45 gg.

      Se non dovesse ricevere risposta entro tale termine, oppure non dovesse risultare soddisfacente la risposta della Compangia, è possibile rivolgersi all’IVASS.

      Cordiali saluti

  4. Buonasera, se ho sottoscritto un contratto poliennale il 28/01/2013 con durata 10 anni quindi con scadenza 2023 e poi sostituito nel 8/2016 riportante la stessa scadenza decennale del contratto sostituito e cioè del 28/01/2023 quando può essere disdetto il contratto ?
    In attesa di un suo riscontro saluto cordialmente

    • Buonasera Alessandro,

      La sostituzione del contratto non ha determinato la variazione della scadenza della polizza prevista per il 28/01/2023.

      Di conseguenza, rimangono invariati i criteri normativi previsti dal codice civile (Art. 1899 Codice Civile).

      Per quanto riguarda il caso di specie, pertanto, per i contratti di durata superiore a cinque anni, con esplicitazione dello sconto:

      il recesso può essere esercitato solo se sono trascorsi cinque anni, con preavviso di sessanta giorni, con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso può essere esercitata.

      Cordiali saluti

  5. Buonasera, ho stipulato un’assicurazione infortuni in data 25.07.2017, 10 anni di durata.
    In quale data potrò interrompere i pagamenti sfruttando il termine di 5 anni?
    Vedo due possibilità ma non so quale è applicabile:
    – interrompere i pagamenti in data 25.07.2022 con ultimo pagamento effettuato in data 25.07.2021 (5 annualità pagate);
    – interrompere i pagamenti in data 25.07.2023 con ultimo pagamento effettuato in data 25.07.2022 (6 annualità pagate).
    Questo perché non mi è chiaro se il preavviso deve essere inviato trascorsi i 5 anni oppure può essere inviato entro 60 giorni dallo scadere del quinto anno.

    • Buonasera Massimo,

      Effettivamente la normativa di riferimento (art. 1899, codice civile), non è il massimo della chiarezza espositiva. Non posso che darLe ragione.

      Al fine di evitare inutili freintendimenti e errate interpretazioni, Le rimando ad un chiarimento effettuato dall’IVASS, Istituto di vigilanza delle assicurazioni private (allora ISVAP), che sciolse i nodi e gli indugi interpretativi in merito, al primo comma dell’art. 1899 codice civile.

      http://www.magap.eu/files/documenti//regolamenti-isvap//15.06.2010ISVAPCHIARIMENTIAPPLICATIVIINTEMADIPOLIZZEPOLIENNALI.pdf

      In tale sede, l’ISVAP (ora IVASS), stabilì che:

      L’art. 1899 c.c. prevede che l’assicurato di un contratto di durata poliennale che supera i cinque anni, trascorso il quinquennio, ha facoltà di recedere dal contratto con preavviso di 60 gg e con effetto dalla fine dell’annualità nel corso della quale la facoltà di recesso è stata esercitata.

      Sulla base di tale previsione, si ritiene che il contraente possa esercitare il recesso a partire dal quinto anno, posto che la norma individua espressamente il periodo di durata del contratto che giustifica l’esercizio del recesso, disponendo che “…se il contratto supera i cinque anni..”, il contraente può recedere con un termine di preavviso di 60 giorni e sempre che sia “…trascorso il quinquennio..”.

      Il riferimento al decorso del quinquennio comporta, infatti, che il recesso potrà essere esercitato solo se il contratto è stato in vita per almeno cinque anni.

      Pertanto, sulla scorta di quanto stabilito, è necessario che il contratto poliennale rimanga in vita per almento 5 ANNI, garantendo, pertanto, la possibilità del contraente di svincolarsi dalla durata poliennale della polizze esercitando il diritto di recesso con un preavviso di 60 gg, a partire dal 5 anno, e non dal sesto come erronaeamente si credeva. .

      Nel caso di specie, Le consiglio di esercitare il diritto di recesso, subito dopo aver corrisposto il premio relativo al quinto anno, in modo tale da rispettare ampiamente i termini previsti dalla legge (60 gg per intenderci).

      Cordiali saluti

  6. Salve, vorrei abusare della sua gentilezza, ho un contratto assicurazione infortuni poliennale, con scadenza 10/2022.

    Il contratto è intestato alla mia P.IVA (alla voce Cod.Fiscale c’è la P.Iva).
    Tale P.Iva verrà cessata il prossimo mese, Gennaio 2020.

    Secondo lei, posso inviare disdetta anticipata per via della cessazione della p.iva?

    Grazie

    • Buonasera Marco,

      Ho avuto modo di leggere il quesito che mi ha sottoposto.

      Prima di giungere alla soluzione al caso pratico, è opportuno premettere che, il contratto assicurativo gravita attorno alla nozione di rischio.

      Il rischio, infatti, costituisce l’elemento centrale del rapporto di assicurazione, come confermato dall’art. 1895 codice civile che fa discendere un’insanabile nullità della polizza dall’inesistenza generica del rischio al momento della stipulazione (“il contratto è nullo, se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima della conclusione del contratto”).

      Fatta questa premessa, veniamo adesso, alla soluzione del caso pratico richiamando, in tal contesto, il contenuto dell’art. 1896 del codice civile.

      Il riferimento normativo in questione, infatti, stabilisce quanto segue:

      “CESSAZIONE DEL RISCHIO DURANTE L’ASSICURAZIONE”

      “il contratto si scioglie se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del contratto stesso, ma l’assicuratore ha diritto al pagamento dei premi finché la cessazione del rischio non gli sia comunicata o non venga altrimenti a sua conoscenza. I premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento della comunicazione o della conoscenza sono dovuti per intero. Qualora gli effetti dell’assicurazione debbano avere inizio in un momento posteriore alla conclusione del contratto e il rischio cessi nell’intervallo, l’assicuratore ha diritto al solo rimborso delle spese”.

      CONCLUSIONE:

      Stando a quanto stabilito dalle legge (art. 1896 c.c.), anche a fronte della poliennalità del contratto assicurativo, la Compagnia con la quale ha stipulato la polizza infortuni non potrà mantenere in vigore quest’ultima, per la mancanza dell’oggetto essenziale del contratto di assicurazione (ovvero il rischio).

      Quindi, a Gennaio 2020, sarà necessario trasmettere al proprio assicuratore, la DICHIARAZIONE DI CESSAZIONE ATTIVITA’ AI FINI IVA, rilasciato dall’Agenzia delle Entrate che determinerà conseguentemente, lo scioglimento anticipato del contratto assicurativo in essere.

      Ad ogni modo, se è vero che la cessazione del rischio durante l’assicurazione determina lo scioglimento del contratto assicurativo (il contratto si scioglie e con effetto ex nunc, restando esclusa la possibilità che le parti mantengano in vita un’assicurazione senza rischio), è altrettanto vero che, l’assicuratore conserva il diritto al pagamento dei premi, finché la cessazione del rischio non gli sia comunicata o non ne venga altrimenti a sua conoscenza.

      Pertanto, in forza del“principio di indivisibilità del premio assicurativo”, i premi relativi al periodo di assicurazione, in corso al momento della comunicazione o della conoscenza della cessazione del rischio continuano ad essere dovuti per intero.

      Cosa stabilisce il richiamato“principio di indivisibilità del premio assicurativo”?

      L’assicuratore conserva il diritto a ritenere i premi già incassati, nonché a percepire (se non ancora pagato perché, magari semestralizzato, trimestralizzato o reteizzato), quello relativo al periodo in corso non al momento della cessazione del rischio, ma bensì a quello in cui, questa gli è comunicata dall’assicurato e ne è, comunque, venuto a conoscenza, obbligando in tal modo l’assicurato a rendersi parte diligente per evitare l’inutile pagamento di ulteriori premi.

      Concludendo, pur riconoscendo pieno valore e applicabilità, al caso pratico, della normativa summenzionata, Le suggerisco comunque di prospettare anticipatamente, al proprio assicuratore, la volontà di cessare la propria attività.

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